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Viaggio in Marocco – guida semiseria


IMPRESSIONI

Il Marocco è un Paese pieno di contraddizioni. Pensavo proprio questo nel tragitto che da Marrakech mi stava portando ad Essaouira. 

C’erano dei campi stupendi di Argan, dei paesaggi che rappresentavano l’anticamera del deserto, ma non ancora la sua aridità più inquietante. 

C’erano le pecore sugli alberi e uomini trainati da cavalli e asinelli, proprio come l’Italia di fine anni ’50. 

C’erano villaggi nel bel mezzo del nulla fatti di case sparse e poi la grande via del commercio: botteghe artigianali, riparazioni di auto, meccanici, venditori di frutta, pulitori di arazzi, macellai con carne all’aria aperta e alla mercé di mosconi e api. 

C’erano delle cooperative di donne che lavoravano tanto, forse in maniera un po’ poco ortodossa, ma riempiendo l’ambiente degli aromi di Argan, mandorla e frutta secca. 

E c’erano gli uomini e le donne del Marocco: alcuni vestiti eleganti, altri mendicanti, altri ancora a bordo di motorini con su 3-4 bambini a godersi il vento caldo sul viso e salutare i passanti o i pullman che sfrecciavano sull’autostrada.

C’era vita, in Marocco, una vita speciale che vale la pena vedere e raccontare. 

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Ho viaggiato in Paesi del Terzo Mondo tante volte, e la prima cosa che mi viene in mente scendendo dal van in viaggio da Marrakech a Essaouira è che si somigliano tutti: puzza di putrido, caos, smog, paesaggi decadenti e persone sul ciglio della strada ridotte molto male, stradine strettissime e sporche di piscio di gatto e immondizia. Ma anche sorrisi, vitalità, un’anarchia organizzata, una sfida per i mondi paralleli, snob e comodoni ai quali siamo abituati.

Questo è il mio racconto semiserio (e sempre un po’ polemico, come mia antica tradizione) del mio viaggio a Marrakech e in Marocco.


PANE E NUMERI

Il Marocco è un Paese ricco di odori e sapori. Camminando per le strade di Marrakech non puoi non notare il profumo di pane fatto in casa: e fai fatica a capirne la provenienza, perché è tutto intorno a te (più della Vodafone). 

Si chiama khobz, ed è un pane a forma di cerchio, leggermente alto e soffice, semplice o con sopra semi di sesamo. È fatto con farina di grano duro o anche integrale, e si serve leggermente lievitato. Io sono un amante del pane, e devo dire che questo ha davvero un sapore unico! Ne ho mangiato in grandi quantità con tajine di pollo, verdure, cous cous… a momenti lo bagnavo anche nel latte di cocco 😀 Il problema era solo uno… i prezzi! 

In Marocco tutto ha un prezzo: la tua comodità, il tuo spazio, la tua lingua. Non è un Paese per deboli di cuore. E quindi anche per comprare il pane mi è capitato spesso di dover contrattare! PER IL PANE! Ebbene sì! Perché essere un turista significa: ALTO VALORE MONETARIO (bling bling… o fluss come dicono qui, anche se non so bene come si scrive) e BASSO VALORE PERSONALE. Sono duro? Assolutamente sì! 

Sei un numero, almeno per tutti coloro che abitano le Medine, che ti tirano la giacchetta per chiederti l’elemosina e ti fanno pagare un caffè 4 € (è successo con UNA ITALIANA che gestiva un locale a Jemaâ El Fna, la piazza principale di Marrakech… una italiana, per Diana!). Sei un numero per i tassisti peggiori della storia, antipatici e anche un po’ arroganti, che appena notano qualcosa più grande di un marsupio danno per scontato che tu sia in viaggio d’affari e abbia una barca di soldi per spillarti quante più fregature possibili! 

Ma c’è un rimedio a tutto questo, che del resto amano stesso gli abitanti del Marocco: LA CONTRATTAZIONE! Contrattare in Marocco è OBBLIGATORIO: si contratta per tutto, ovunque e in qualsiasi lingua o parola vi consente di capirvi. A momenti si contratta negli alberghi, che hanno politiche elastiche sul come trattare gli ospiti. 

Insomma: ONLY THE BRAVES! Chi è tosto resiste in Marocco, chi è debole soccombe (e torna a casa ripulito). 


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SPEZIE e ARGAN

Sono una persona molto curiosa, e per questo provo letteralmente tutto quando vado in giro sia per vacanza (ma quando maiiiiiii???) che per lavoro. Amo passeggiare per le strade alla ricerca dei posti più imboscati, quelli meno turistici, dove spesso si mangia meglio e si viene accolti come un Re. Mi riferisco a quelli che io chiamo “i peggiori bar di Caracas”, ovvero i bar bettole, i bar che non gli daresti due soldi, i bar che trasudano olio fritto e mani della nonna. Quei posti sono i miei preferiti! E in Marocco ce ne sono tantissimi, specie nelle Medine. 

Da amante delle spezie, dunque, un giorno il proprietario di un bar bettola di Caracas di Essaouira mi sorprende con la sua gentilezza offrendomi una strana pappa rossa. È un particolare cibo del Marocco, una salsa rossa tipica, un nettare di bontà e benessere per cuore e respiro (pensate contiene Vitamina E, vitamina C, ferro, manganese, rame, vitamina B6 e vitamina K).

Originaria del Nord Africa, l’Harissa è una salsa piccante dalla consistenza densa che contiene principalmente peperoncino, peperone rosso, aglio, sale e olio d’oliva. Il proprietario mi racconta che in tutto il Nord Africa esistono numerose varianti di harissa a seconda della regione (o della famiglia addirittura), poiché alcune ricette includono erbe e spezie che non sono presenti in quella ricetta originale. 

Ho amato l’harissa, e ho amato anche quello che me l’ha portata, perché senza che glie lo chiedessi mi ha fatto scoprire una cosa nuova! Il sapore è davvero pungente, ricco di sfumature e anche un po’ acido… e mi fa impazzire (e soffiare il naso). 

Del resto, tra i cibi tipici Marocco ci sono proprio salse e spezie! Girando per le strade di Marrakech, infatti, potrete trovare tutte le spezie che hanno reso il Marocco celebre. Tra quelle comuni abbiamo cannella, cumino, curcuma, zenzero, paprika, coriandolo, zafferano, macis, chiodi di garofano, finocchio, anice, noce moscata, pepe di cayenna, fieno greco, cumino, pepe nero e semi di sesamo. Basti pensare che ben 27 (!!!) spezie sono combinate per la famosa miscela di spezie marocchina ras el hanout. 

Ecco perché il reparto spezie nelle cucine marocchine, che ho avuto modo di frequentare grazie ad alcuni inviti a pranzo e cena, è quello più ricco di COLORI. Vale la pena visitare Marrakech, Essaouira (se non la conoscete, in assoluto una delle città da visitare in Marocco) e le Medine anche solo per questo! 


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SMOG e CAOS 

Il mio viaggio in Marocco sarebbe dovuto durare 3 mesi e sono rimasto poco più di uno. Ma tornando indietro probabilmente resterei per massimo 10 giorni. Non mi fraintendete: è un Paese STUPENDO, ricco di storia, dai colori vivaci che caratterizzano ogni singola città (Casablanca è bianca, appunto, mentre Marrakech è stata pensata in rosso… infatti è la più passionale! E c’è anche la gloriosa città blu del Marocco Chefchauen) e dai sapori e odori freschi, incontaminati e anche ricchi di nutrienti. Eppure, come ho detto, va preso a mozzichi soffici e masticato bene, proprio come andrebbe fatto con il suo pane. 

A Marrakech, ad esempio, mi mancava il respiro tanto era forte la puzza di smog. Motorini, taxi giallo canarino e rossi, automobili Euro -20, autobus traballanti… il colore che urlavano era solo uno: il grigio! Dal tubo di scappamento usciva qualche malattia, prontamente combattuta dal governo con un solo autobus a basso impatto ambientale al giorno (altro che targhe alterne!). In pratica, oltre che conoscere lo smog in generale, ho incontrato Mr. Smog in persona che mi ha salutato con perfetto accento italiano! 

Ecco perché, ricoperto da una coltre grigia, non riesci ad ambientarti nel caos che regna nelle strade asfaltate ma anche nelle Medine con i sampietrini… un caos di clacson, direzioni improponibili, teste senza casco in 4 sullo stesso motorino, e mendicanti che si avvicinano baciandoti le braccia e le mani (mi è successo con una bambina di 5 anni, forse l’unica donna ad avermi messo in difficoltà!).


CONTRASTI

Non mi piace quello che ho visto sepolto sotto la coltre di hotel Instagrammati, palazzi reali e giardini botanici dalle mille e una notte: il contrasto Lusso vs. Povertà è davvero osceno.

Il Marocco, lo scopro solo mettendoci piede, è una monarchia. Ovunque, infatti, le insegne del Re Muhammad VI danno il benvenuto ai passanti e ai sudditi nelle stazioni, negli uffici, nei principali luoghi pubblici e persino in alcune case di devoti. Eppure, piovono critiche da ogni parte, per un governo che non riesce a rendere un Paese così turistico, così amato e così potenzialmente ricco, esente dalla povertà in strada.

Anche se il Pil del Marocco dal 2000 è raddoppiato, una cosa l’ho capita anche io: Muhammad VI è molto preoccupato… ma della costruzione di una villa imperiale in ogni città, piuttosto che di raccogliere immondizia e mendicanti da ogni angolo di strada. Mohamed Tozy, politologo e direttore dell’École de Gouvernance et d’Économie di Rabat, l’università che prepara la futura élite marocchina, è anche lui molto critico, come riporta a repubblica.it: Diciamo che le riforme coincidono con il suo regno, ma è come se il monarca fosse prigioniero del suo ruolo: conservatore perché ne va della sua sopravvivenza, e riformatore per necessità politica. In Marocco la monarchia si adatta alla società, ma non la trasforma”.

Infatti, il Re non è ancora in grado di trasformare non tanto il conto in banca del Paese, che gode di ottima salute, quanto la società, ancora legata alla mentalità terzomondista.


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FUMO E SHISHA

Personalmente, amo molto la Shisha (narghilé in Italia, per capirci) che ho conosciuto a Gran Canaria per bene e che cerco ormai in ogni nuovo posto in cui vado. Per chi non sa bene cosa sia, la shisha (detta anche hookah) è una pipa ad acqua molto popolare nei Paesi arabi, in cui il tabacco profumato alla frutta viene bruciato usando il carbone inalato attraverso un tubo, attraverso un vaso d’acqua ornato. 

Il rituale della shisha è un rituale antico che risale alle popolazioni indigene, che erano soliti fumare nei momenti di riposo. Inutile dire, dunque, che la shisha è l’attributo più popolare al passatempo piacevole per le persone orientali.

Poiché il narghilè era un oggetto piuttosto compatto e costoso da commerciare durante il primo Medioevo, gli artigiani locali svilupparono questo business, così come la fabbricazione di armi e oggetti domestici, per poterlo ritrovare anche altrove. Con lo sviluppo delle relazioni commerciali, infatti, la shisha è stata portata in ulteriori aree orientali e anche in Europa (nelle Isole Canarie e in Spagna).

Passando molto tempo in case marocchine, dunque, non ho potuto fare a meno di notare la maestosità di questo momento. Dalla scelta del gusto, passando per la preparazione certosina (ormai sono un maestro di shisha!) fino ad arrivare al momento del fumo vero e proprio… inalare acqua mista a sapori floreali e fruttati significa inebriarsi e perdersi un po’. L’ossigeno respirato è talmente forte che arriva alla testa, dandoti immediatamente una sensazione di piacevole rilassatezza, onorando proprio gli antichi abitanti del Marocco e il loro desiderio di pace momentanea prima del ripristino della fatica.

È un momento di condivisione, ecco perché viene riservato alle occasioni conviviali (ma va benissimo farlo anche da soli, per scaricare la tensione). Una nota importante: NON È UNA DROGA, È SOLO TABACCO PROFUMATO 😀

Attraverso l’evoluzione di questa pratica, infine, stanno nascendo tantissimi club di narghilè hi-tech, che possono essere senza dubbio considerati la prossima generazione di relax che proviene dall’Oriente. Idea interessante per chi sta cercando un nuovo business da lanciare, no? 


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TINDER MAROCCHINO

Sono un uomo del 21º secolo e sono single da poco. Perché non usare Tinder?!? Del resto, questa piattaforma è una delle più utilizzate dai viaggiatori per avere a portata di mano delle persone del posto che possono aprirti mondi, regalarti momenti piacevoli oppure confermare/ eliminare alcuni pregiudizi razziali e culturali. 

Come dico sempre ai miei allievi (sono anche un Allenatore di Vita, non lo sapete?), infatti, oltre ad essere la app di incontri flash più utilizzata al mondo, Tinder è anche uno spaccato culturale in grado di regalare sorprese e spunti di riflessione sullo stato delle relazioni in generale. Ecco cosa ho scoperto aprendo Tinder in Marocco: 

  • Ci sono moltissime donne stupende
  • Le donne sono mooooooooolto più aperte di ciò che danno a vedere all’esterno.

Se sul primo punto non ho detto nulla di nuovo (le donne arabe in generale sono bellissime a mio avviso), sul secondo voglio spendere qualche riflessione in più.

Mi è capitato di chattare con diverse tipologie di donne, alcune timide e altre meno, ma la cosa che più mi ha colpito è stata la mole di donne che praticavano la prostituzione fin da piccole. 18 ANNI, forse anche meno, con lo stesso identico rituale (forse suggerito da una associazione di papponi marocchini): ti agganciano online, con un paio di messaggi ti lasciano già il numero di telefono, e poi iniziano a mandarti delle foto SUPER HOT che non lasciano nulla all’immaginazione nella misura di 20-30 immagini a nastro. Quindi ti ritrovi sommerso da foto di nudità anche piuttosto sgradevoli e poi da un prezzario in base alla zona del corpo, e una prestazione notturna dai 150 € in su. A S S U R D O ! E sono le stesse ragazze che girano per strada con le amiche, con le buste di H&M, Zara ma anche Gucci o Prada… insomma, le più docili e insospettabili! 

Ora, non so bene come funzioni la prostituzione in Marocco, ma di certo quello che ho visto mi ha lasciato senza parole. Se non altro per l’organizzazione della dinamica, quasi sempre uguale a se stessa, donna dopo donna, anzi bambina dopo bambina direi. Per non parlare, inoltre, di tutta la sfilza di gold digger, ovvero di quelle che non sarebbero uscite con me a meno che non avessi provveduto con passaggi da e per casa, cene pagate, dopo cena in luoghi nascosti e anche giornate in piscina o hotel 5 stelle… mica male come lista della spesa! 

Alla fine non sono uscito con nessuno… e non perché non abbia trovato donne potenzialmente interessanti ma perché mi era passata la voglia! 


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INCONTRI PREZIOSI

Appena metto piede in Marocco, precisamente sono ancora in zona franca, dato che non ho ancora superato i controlli finali, vengo avvicinato da un ragazzo dalle chiari origine straniere. Immaginatevi il mio stupore quando inizia a parlare sì in italiano ma con alcune lettere aspirate… che non sono però arabe ma toscane! È nato in Marocco ma vive a Lucca, un italiano al 100 % quindi. Youness, questo il suo nome, mi aiuta con alcune vicissitudini della dogana e ci scambiamo i numeri promettendomi di rivedere quanto prima. 

Si sa come vanno queste cose: ci si conosce, ci si promette, e poi non si mantiene. Ebbene, stavolta vengo sonoramente smentito, perché Youness non solo mi dà appuntamento a Jemaâ El Fna il giorno dopo, ma porta anche tutta la sua famiglia marocchina al completo: lo zio bomberò (pompiere), la sua amabile moglie, la tata e anche due piccoli mocciosi sorridenti. 

Scopro che Youness è un calciatore della Lucchese (appena fallita) ora alla ricerca di un procuratore (procuratori calcistici in ascolto… fatevi avanti!) e anche una persona molto piacevole con la quale conversare… e sta per compiere 19 anni quella sera stessa! La serata con la famiglia marocchina va alla grande: è bellissimo muoversi e viaggiare con le persone del posto. Ti senti a casa, protetto, parte di una comunità. Addirittura la famiglia mi regala dei sandali fatti a mano, un dono come tradizione vuole ad una persona appena arrivata in Marocco. Sono un po’ imbarazzato, ma del resto rifiutare un simile trattamento sarebbe un affronto alla loro cultura dell’ospitalità, e quindi li ringrazio 10 mila volte. A fine serata ci diamo appuntamento per il mattino seguente, quando lo zio si offre di portarmi dal medico per farmi controllare la spalla. In una puntata di Super Michydev Motorbiker, infatti, la settimana prima sono caduto dalla moto procurandomi un bel bozzo sulla spalla. Alle ore 23:30 Youness mi saluta “Vado a cenare”. What??? Cosa? In Marocco, con mia grande sorpresa, la vita inizia molto tardi! 

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Il mattino dopo mi preparo per andare alla clinica privata per la faccenda della spalla, facendomi il segno della croce. Una clinica privata in Marocco gestita da un ortopedico luminare nel Paese. Ero pronto a svenarmi e sborsare una cifra esorbitante e anche un rene, quando il tizio dopo la visita mi dà una pacca sulla spalla, quella sana, congedandomi con un super costosissimo trattamento di recupero della esorbitante cifra di 4 €! 

Ma sono sempre io quello che dice che in Marocco sono sempre pronti a dissanguarti? Ancora una volta vale la regola: giri con un marocchino e come un marocchino e ricevi un trattamento di favore. Brutta la vita per i turisti… anche se mi piace pensare che la gentilezza del medico sia stata dovuta più alla mia simpatia e al mio momento Instagrammabile con lui che non al bomberos che mi aveva introdotto! Rimarrò sempre con questo dubbio, ma comunaud con il portafoglio intatto (- 4 € ovviamente)!

Con Youness ci ripromettiamo di vederci di nuovo a Casablanca, dove alloggia con gli zii dopo la parentesi di Marrakech, ma questo non accadrà per colpa dei miei cambi di piano in corsa… ma del resto ho deciso di andare almeno 1 volta l’anno in Toscana, quindi so che ci rivedremo presto!

Viaggiare è una scoperta continua, di tradizioni ma anche di persone. Alcune le lasci per sempre, altre le ritrovi, qualcuno diventerà il tuo migliore amico. 

In ognuno di quesi casi, d’altra parte, avviene un piccolo miracolo, una immediata preziosità: la tua anima si arricchisce e si espande, il tuo cuore batte al ritmo dei momenti vissuti insieme. E la tua mente ricorderà solo gli attimi intensi, quelli che non si possono raccontare a voce o per iscritto, ma che rendono il viaggio un’esperienza unica e inarrivabile.


BSLAMA

Dopo poco più di un mese ho lasciato il Marocco per tornare in lande a me più congeniali. Ma sono certo che non sarà un addio, piuttosto un arrivederci! Mi mancano comunque i paesaggi, le distese di deserto infinito, le anime più dolci e accoglienti, il thé alla menta e i biscotti alle mandorle e miele, e ancora tutte quelle gemme custodite nelle città imperiali e in moderne costruzioni come quelle di Agadir. E mi manca la città blu del Marocco Chefchaouen, visto che il blu è il mio colore preferito.

Mi manca, insomma, quanto di più bello il Marocco è in grado di offrire: dei piccoli momenti dolci e zuccherosi (come il thé) che danno endorfine alle anime viaggiatrici come me! 

Bslama, Marocco! 

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Vi è piaciuto il mio racconto di viaggio? Vi è venuta voglia di andare in Marocco? Scrivetemi un messaggio e contattatemi per qualche dritta e consiglio personalizzato… Yallah! Andiamo!

E se vuoi approfondire ancora il racconto, leggi il secondo racconto di viaggio


MichyDev

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